L' aceto

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L' aceto

Messaggio  Eugenio il Lun Nov 17, 2008 1:23 pm

E’ noto che l’aceto, oltre ad essere un condimento e un conservante per alimenti, usato caldo è un ottimo anticalcare ed è quindi usato per rendere brillanti i sanitari del bagno in sostituzione dei molto più costosi prodotti detergenti. Questa proprietà di sciogliere la pietra era già nota ad Annibale il famoso generale Cartaginese che varcò le alpi col suo esercito e coi suoi elefanti. Lo storico romano Tito Livio ci narra infatti che Annibale utilizzò l’aceto caldo per rendere friabile la pietra e poter quindi allargare gli stretti passaggi fra le rocce. Ecco qui di seguito la traduzione del passo di Livio che ne parla e per i più curiosi c’è anche l’originale in latino.

Alla fine, poiché si furono inutilmente così affaticati muli e uomini, si accamparono sul valico, dopo aver a tal fine ripulito faticosamente il terreno, fu necessario spalare e rimuovere tanta neve. Poi i soldati, costretti a doversi aprire nella roccia una via, la sola che era possibile, dato che bisognava spaccare la pietra, vi eressero intorno grandi cataste di legna con alberi abbattuti e tagliati e, alimentando le fiamme col favore del vento che si era levato, vi appiccarono il fuoco e, cospargendo aceto sulla pietra ardente la resero friabile.
Aprirono poi con arnesi di ferro le rupi incandescenti, e resero più agevole la discesa con brevi svolte per le quali si potessero far discendere non i soli muli ma anche gli elefanti. Quattro giorni si spesero intorno alla roccia, sì che i muli quasi morivan di fame; le cime sono infatti quasi spoglie e, anche se c'è qualche pascolo, sono ricoperte di neve.

Tandem nequiquam iumentis atque hominibus fatigatis castra in iugo posita, aegerrime ad id ipsum loco purgato; tantum nivis fodiendum atque egerendum fuit. Inde ad rupem muniendam per quam unam via esse poterat milites ducti, cum caedendum esset saxum, arboribus circa immanibus deiectis detruncatisque struem ingentem lignorum faciunt eamque, cum et vis venti apta faciendo igni coorta esset, succendunt ardentiaque saxa infuso aceto putrefaciunt. Ita torridam incendio rupem ferro pandunt molliuntque anfractibus modicis clivos ut non iumenta solum sed elephanti etiam deduci possent. Quadriduum circa rupem consumptum, iumentis prope fame absumptis; nuda enim fere cacumina sunt et, si quid est pabuli, obruunt nives.

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